MOZZARELLA: COLDIRETTI, 1 MESE PER TORNARE A VENDITE NORMALI
(AGI) – Roma, 29 mar. – “Se tutto andra’ bene ci vorra’ almeno un mese prima che tutto torni alla completa normalita’ e vengano superate le perdite di mercato stimate in mezzo milione al giorno sui mercati nazionali ed internazionali dove occorre ristabilire un clima di fiducia come dimostra il blocco deciso per ultimo da Singapore”. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che “occorre ricostruire la credibilita’ di un sistema produttivo messa a rischio anche dalla schizofrenia con cui le Autorita’ nazionali e comunitarie hanno affrontato la situazione con il susseguirsi di dichiarazioni contradditorie che hanno creato confusione e incertezza tra i consumatori a livello nazionale ed internazionale”.
Per superare gli ingiustificati vincoli alle importazioni, come quello di Singapore, e’ necessaria – sottolinea la Coldiretti – una seria azione diplomatica mentre la ripresa dei consumi a livello nazionale, dove la mozzarella e’ uno dei formaggi piu’ apprezzati con l’acquisto da parte di quasi un italiano su due, e’ subordinata ad una corretta informazione che possa far piena chiarezza sulla base delle importanti attivita’ di controllo e certificazione effettuate. Occorre trasparenza – continua la Coldiretti – per tutelare l’immagine di un prodotto destinato per il 16 per cento all’esportazione che offre opportunita’ di occupazione a 20mila persone con una produzione annuale di circa 33 mila tonnellate. La mozzarella di bufala – precisa la Coldiretti – e’ un prodotto simbolo del Made in Italy alimentare ed e’ esportata, soprattutto nei Paesi Europei ma che si sta estendendo anche al Giappone e ad altri Paesi extra europei a cominciare dalla Russia. Dal 12 giugno 1996, la Mozzarella di Bufala Campana ha ottenuto il riconoscimento del marchio a Denominazione di Origine Protetta. Come quantita’ di produzione e’ al quarto posto tra i formaggi a denominazione di origine (DOP) nazionali ed e’ realizzata – conclude la Coldiretti – per circa il 90 per cento in Campania, mentre il basso Lazio e la provincia di Foggia trasformano il 10 per cento. (AGI)
Red/Ing