PREZZI: CIA, 6 FAMIGLIE SU 10 CAMBIANO ABITUDINI ALIMENTARI
(AGI) – Roma, 2 mag. – Ci si riferisce, in particolare, ai prodotti ad alto valore salutistico, a quelli con elevato contenuto di servizio.
Con riferimento ai prodotti tipici la situazione degli acquisti non e’ molto incoraggiante, poiche’, in primo luogo, tali prodotti sono caratterizzati da rincari che vedono il consumatore poco propenso, a parte pochissime eccezioni, a pagare un sovrapprezzo per un prodotto con marchio Dop o Igp: e’, infatti, sempre piu’ evidente il divario tra la domanda ed un’offerta che stenta a percepire i cambiamenti in atto. Non meno incisivo sui comportamenti del consumatore e’ la maggiore attenzione alla natura ed all’ambiente, che rende piu’ diffusa la domanda di prodotti biologici e, piu’ in generale, di quelli sinonimo di naturalita’/salubrita’.
La spesa alimentare risulta cosi’ ripartita: 23,4 per cento carne, salumi e uova; 18,2 per cento latte e derivati; 16,8 per cento ortofrutta; 14,8 per cento derivati dei cereali; 8,9 per cento i prodotti ittici; 5,7 per cento le bevande analcoliche; 5,5 per cento le bevande alcoliche; 3,9 per cento olio e grassi; 2,8 per cento zucchero, sale, caffe’, the.
La percentuale di coloro che hanno ridotto le spese per l’alimentazione si trova principalmente nelle fasce di eta’ superiori ai 55 anni (con picchi elevati soprattutto negli over settanta) e in quelle con redditi bassi.
La cautela dei consumatori ha interessato un po’ tutte le tipologie distributive. Le famiglie italiane, comunque, hanno preferito acquistare nei supermercati, negli ipermercati e nei discount, anche se si registra una leggera crescita negli acquisti presso i mercati rionali.
Oltre ai problemi economici e ai rincari che hanno caratterizzato molti prodotti alimentari, uno dei fattori che ha condizionato la spesa alimentare degli italiani -rileva la Cia- e’ la sicurezza e la genuinita’ dei cibi. Tale aspetto incide in maniera preponderante sulla classe di reddito tra i 1400 e i 2000 euro al mese. (AGI)
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