INFLAZIONE: COLDIRETTI, CROLLA CONSUMO DI PANE E PASTA

(AGI) – Roma, 30 mag. – L’aumento dei prezzi favorisce il calo dei consumi a tavola con riduzioni record per il pane (- 5,5 per cento), la pasta (- 2,5 per cento) e in generale una grave stagnazione delle quantita’ di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie (- 0,4 per cento). E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, svolta sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi tre mesi del 2008, in occasione della diffusione dei dati Istat sull’inflazione, che registra un aumento del 5,7 per cento per gli alimentari con punte del 20,4 per cento per la pasta e del 12,9 per cento per il pane.

In riduzione risultano anche i consumi di ortaggi (- 5,5 per cento), di carne bovina (- 3,4 per cento) e di frutta (- 1,8 per cento) mentre una positiva inversione di tendenza si e’ verificata per il latte fresco i cui consumi sono aumentati dell’1,6 per cento. L’andamento attuale del prezzo del grano non offre alibi per ulteriori aumenti del pane che dovrebbe al contrario diminuire tenuto conto che le quotazioni del grano sono le stesse di inizio anno. Peraltro il prezzo del pane aumenta del 1066 per cento nel passaggio dal campo alla tavola, come si evidenzia dal Servizio Sms Consumatori dell’Ismea secondo il quale dal grano al pane il costo moltiplica per undici (da 0,24 euro al chilo a 2,80 euro al chilo). E anche il prezzo del latte aumenta di quasi quattro volte nel percorso dalla stalla alla tavola dove arriva con valori massimi raggiunti nella Citta’ di Napoli dove anomalie sono state segnalate dal Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola al Presidente dell’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) Antonio Catricala’. Ancora piu’ grave e’ la situazione nel settore delle carni con gli allevatori che hanno proclamato lo sciopero del prosciutto di fronte all’impossibilita’ di far crescere maiali di qualita’ che vengono pagati appena 1,15 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione, mentre nel biennio 2005 – 2007, secondo il Consorzio, le vendite hanno registrato una crescita in volume pari al 5,1 per cento con il prezzo medio al consumo del Prosciutto di Parma che e’ stato pari a circa 24,34 euro/kg. La moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola dimostra come nella forbice dei prezzi alla produzione e al consumo c’e’ abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi. Secondo l’analisi della Coldiretti infatti dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande, oltre la meta’, per un valore di ben 238 euro (51 per cento), va al commercio e ai servizi, 140 (30 per cento) all’industria alimentare e solo 89 (19 per cento) alle imprese agricole. (AGI)

Mol/Com