PREZZI: COLDIRETTI, BENE INTERVENTO SU PASTA ALLE STELLE
(AGI) – Roma, 1 nov. – “E’ grave che il dimezzamento del prezzo del grano dall’inizio dell’anno oltre ad aver provocato una situazione drammatica nelle campagne, dove non si riescono piu’ a coprire i costi della coltivazione, non ha portato alcun beneficio ai consumatori di pasta che ha registrato aumenti vertiginosi del 32% ad ottobre secondo l’Istat”. Lo afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione del Garante per la sorveglianza dei prezzi Antonio Lirosi di convocare direttamente i produttori e le imprese della grande distribuzione la prossima settimana, rispettivamente il 6 e 7 novembre le industrie produttrici e l’11 novembre i rappresentanti delle imprese della distribuzione commerciale.
“I dati di mercato dimostrano – denuncia la Coldiretti – che e’ in atto una evidente speculazione sul piatto preferito dagli italiani con le quotazioni del grano che sono andate piu’ giu’ della borsa e oggi sono dimezzate dall’inizio dell’anno mentre la pasta di semola di grano duro e’ stata tra gli alimentari quella che addirittura ha subito i maggiori incrementi. Il rapporto Ref per Ancc-Coop stima che, per effetto dei rincari, gli italiani spenderanno solo per l’acquisto di pane, pasta e derivati dei cereali 3,4 miliardi in piu’ nel 2008, per un valore di circa 140 euro per famiglia. La pasta non accenna infatti a diminuire e ha raggiunto valori medi di 1,5 euro al chilo, secondo il servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole, nonostante il fatto che – sottolinea la Coldiretti – il grano duro sia oggi attorno ai 0,22 euro al chilo. All’inizio dell’anno la pasta era a 1,4 euro al chilo mentre il grano a 0,48 euro al chilo e si e’ dunque verificato un progressivo ed ingiustificato allargamento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo. Una situazione drammatica nelle campagne per il forte aumento dei costi di produzione, del 56 % per i concimi necessari per fertilizzare il terreno, che sta mettendo in difficolta’ – continua la Coldiretti – gli agricoltori italiani e il futuro delle coltivazioni Made in Italy con l’aumento della dipendenza dall’estero”.
“Si tratta dell’evidente dimostrazione che l’emergenza alimentare non si risolve con i prezzi bassi all’origine per gli agricoltori, perche’ di questi non beneficiano i consumatori e non consentono di coprire i costi di produzione e, nel lungo periodo, portano alla chiusura delle imprese e alla destrutturazione del sistema con immaginabili ripercussioni di carattere economico, sociale e sulla bilancia commerciale. Serve sui mercati una maggiore stabilita’ per chiudere le porte alla speculazione e consentire una adeguata programmazione della produzione ed una piu’ equa distribuzione del valore nella filiera. Per questo la Coldiretti ha avviato un progetto per semplificare e razionalizzare la filiera e recuperare valore aggiunto alle imprese agricole”. (AGI)
Red/Ant