DIRITTI AUTORE: ARCI, NO ALLUNGAMENTO TEMPI, FAVORISCE MAJOR

(AGI) – Roma, 28 nov. – Allungare a 95 anni il diritto d’autore favorirebbe solo le grandi major musicali a discapito del diritto alla cultura come bene comune. Lo sostiene Carlo Testini, della presidenza nazionale Arci. La direttiva europea che allunga i diritti sulle registrazioni musicali continua il suo iter al Parlamento Europeo. Il 1 e 2 dicembre la Commissione Cultura dovra’ esprimere un parere sulla normativa, che contiene alcune proposte di modifica al testo originario. A gennaio sara’ la Commissione Giuridica a fornire un giudizio di merito sulla direttiva, che passera’ poi al vaglio dell’Aula, che ha potere di codecisione su questa materia. “Gli emendamenti che vengono proposti non modificano in nulla – dice l’Arci – la pericolosita’ e l’illiberalita’ del provvedimento, motivato dalla ‘volonta’ di aiutare i musicisti a percepire pensioni dignitose’. Si tratta di una giustificazione ipocrita, che finge di non sapere che nella maggior parte dei casi i diritti sulle opere vengono ceduti dagli autori a terzi (case di produzione discografiche, intermediari, ecc). Saranno dunque le aziende discografiche le vere beneficiarie di questa direttiva, che adegua la normativa europea a quella statunitense, dove le major continuano a fare enormi profitti su vecchie produzioni musicali”. Tra l’altro, “si propone di comprendere nella direttiva non solo le registrazioni audio ma anche quelle audio-visive, con gli effetti che questo avrebbe sia sui consumatori che sui costi di utilizzo da parte dei creatori e produttori audiovisivi”. Non e’ un caso – dice Testini – che il provvedimento venga presentato proprio adesso, “quando molte opere degli anni ‘50 potrebbero finalmente tornare ad essere patrimonio di tutta l’umanita’ e quindi liberamente utilizzabili per la loro diffusione e promozione gratuita. In realta’ la questione e’ di carattere piu’ complessivo e riguarda il nodo della proprieta’ privata delle opere dell’ingegno, sia che la proprieta’ resti al creatore dell’opera sia che venga ceduta ad altri”. Sancito il diritto dell’autore o dell’esecutore ad essere equamente retribuito, “resta, secondo noi, da salvaguardare il principio del diritto alla cultura come bene comune, di cui poter usufruire tutte e tutti ad un costo accessibile. L’Arci chiede ai parlamentari europei di respingere questa direttiva, che finirebbe per incrementare i profitti di pochissime grandi aziende discografiche a discapito della diffusione delle opere”. (AGI)

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