ACQUA ALL’ARSENICO, 1.500 CHIEDONO RISARCIMENTI A REGIONE LAZIO

(AGI) – Roma, 1 feb. – Il richiamo – spiegano i legali dell’associazione – e’ in primis all’articolo 12 del decreto legislativo 31/2001 che attribuisce espressamente alle Regioni e alle Province autonome, tra le altro, la “previsione di misure atte a rendere possibile un approvvigionamento idrico di emergenza per fornire acqua potabile rispondente ai requisiti” e l’ “adozione di piani di intervento per il miglioramento della qualita’ delle acque destinate al consumo umano”.
“Emerge chiaramente – si legge nella diffida – che compete ugualmente alla Regione rendere conto allo Stato di tutti i risultati conseguiti al fine di ripristinare la qualita’ dell’acqua. Eppure, ci sembra che la Regione Lazio abbia volontariamente omesso di considerare tutto cio’, limitandosi a ribadire che la gestione del servizio idrico non rientra tra le competenze che la legge pone a suo carico. Dunque: chi doveva controllare l’attuazione del piano d’intervento non lo ha fatto e chi doveva farlo era proprio la Regione”.
Ecco perche’ il Codacons ha diffidato la Regione Lazio “ad adottare entro 15 giorni tutti i provvedimenti ritenuti piu’ opportuni, in conformita’ con la legge, a risolvere il problema dell’acqua contaminata con l’arsenico nei comuni in cui la concentrazione di questa sostanza nociva supera la soglia di legge di 10 mg/l”.
Alla Regione viene poi chiesto di “provvedere al risarcimento di tutti i danni cagionati in favore della scrivente associazione e di tutti gli abitanti dei comuni interessati, da calcolarsi in via equitativa nella somma di 600 euro cadauno, di cui 100 euro commisurati al consumo medio dell’acqua potabile, e i restanti 500 euro per la spesa sostenuta per l’acquisto di bottiglie di acqua minerale, ovvero per ricorrere a rimedi di depurazione dell’acqua casalinghi, nonche’ a titolo di danno morale per il rischio alla salute propria e dei propri familiari specie se bambini”. (AGI) Bas