Archivio per il gennaio, 2008

PREZZI: CIA, 3 FAMIGLIE SU 5 RIDUCONO CONSUMI O CAMBIANO MENU’

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen – Al contrario, il consumatore esprime una domanda piu’ dinamica nei confronti di quei prodotti che, oltre a soddisfare il bisogno alimentare, presentano delle componenti aggiuntive che determinano la preferenza da parte dell’acquirente. Ci si riferisce, in particolare, ai prodotti ad alto valore salutistico, a quelli con elevato contenuto di servizio. Con riferimento ai prodotti tipici la situazione degli acquisti non e’ molto incoraggiante, poiche’, in primo luogo, i prodotti tipici sono caratterizzati da rincari che vedono il consumatore poco propenso, a parte pochissime eccezioni, a pagare un sovrapprezzo per un prodotto con marchio Dop o Igp. Con riferimento ai prodotti tipici e’, infatti, sempre piu’ evidente il divario tra la domanda ed un’offerta che stenta a percepire i cambiamenti in atto. Non meno incisivo sui comportamenti del consumatore e’ la maggiore attenzione alla natura ed all’ambiente, che rende piu’ diffusa la domanda di prodotti biologici e, piu’ in generale, di quelli sinonimo di naturalita’/salubrita’. La spesa alimentare risulta cosi’ ripartita: 23,4 per cento carne, salumi e uova; 18,2 per cento latte e derivati; 16,8 per cento ortofrutta; 14,8 per cento derivati dei cereali; 8,9 per cento i prodotti ittici; 5,7 per cento le bevande analcoliche; 5,5 per cento le bevande alcoliche; 3,9 per cento olio e grassi; 2,8 per cento zucchero, sale, caffe’, the. La percentuale di coloro che hanno ridotto le spese per l’alimentazione si trova principalmente nelle fasce di eta’ superiori ai 55 anni (con picchi elevati soprattutto negli over settanta) e in quelle con redditi bassi. La cautela dei consumatori ha interessato un po’ tutte le tipologie distributive. Le famiglie italiane, comunque, hanno preferito acquistare nei supermercati, negli ipermercati e nei discount, anche se si registra una leggera crescita negli acquisti presso i mercati rionali. Oltre ai problemi economici e ai rincari che hanno caratterizzato molti prodotti alimentari, uno dei fattori che ha condizionato la spesa alimentare degli italiani -rileva la Cia- e’ la sicurezza e la genuinita’ dei cibi. Tale aspetto incide in maniera preponderante sulla classe di reddito tra i 1400 e i 2000 euro al mese.
Cosi’ i consumi alimentari nel 2007 (var. % su 2006): Pane -7,5% Pasta -4,6% Vino -8,4% Verdure -3,5% Frutta -2,8% Olio extravergine +1,5% Uova +5,3% Pollo +6,2% Ortaggi IV Gamma +4,2% Carni bovine -3,8% Carni suine -4,7% Latte -2,3% Formaggi -0,6% Yogurt +4,2% Burro -3,2% Olio di semi -5,9% . (AGI)
Ale

PREZZI: CIA,DAL CAMPO ALLA TAVOLA E’ UN VERO “BOOM” DI AUMENTI

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen – Sul prezzo finale di un prodotto ortofrutticolo l’agricoltura incide poco meno di un terzo, il resto e’ da addebitare agli altri passaggi della filiera. Passaggi che gonfiano in maniera abnorme i prezzi. Dal campo alla tavola possono verificarsi aumenti anche di venti volte. E’ quanto sostenuto dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nella conferenza stampa di inizio anno. Siamo in presenza -ha rilevato- di una filiera troppo lunga e complessa che genera distorsioni e, spesso, rincari ingiustificati e artificiosi. Un trend che nel 2007 si e’ confermato in maniera tangibile, visti gli incrementi notevoli che hanno contraddistinto tutto l’intero settore ortofrutticolo. Da un’analisi condotta dalla Cia si riscontra in modo palese che l’agricoltura non alimenta la corsa dei prezzi. Per gli orticoli, infatti, nella distribuzione del valore tra le tre principali fasi di scambio (origine, ingrosso e dettaglio) si riscontra, in media, la seguente suddivisione: 28 per cento all’origine, 35,6 per cento all’ingrosso e 36,4 per cento al dettaglio. In questo particolare campo si hanno esempi emblematici su come nei passaggi di filiera il prezzo assuma la sua consistenza a danno dei consumatori. Per la lattuga la fase produttiva incide per il 24,8 per cento, l’ingrosso per il 29,7 per cento, il dettaglio per il 45,5 per cento. Per le carote il divario e’ ancora piu’ marcato: 13 per cento il produttore, 42,0 per cento il grossista, 45,0 per cento il dettagliante. Stesso discorso per i finocchi e il radicchio, dove i passaggi dalla produzione, in poi incidono per l’80 per cento sul prezzo finale. Non si discosta di molto la situazione sul fronte della frutta. In questo caso l’incidenza sul prezzo finale e’ cosi’ ripartita: 31,6 per cento l’origine, 40,1 per cento l’ingrosso e 28,3 per cento il dettaglio. Ma anche nel comparto frutticolo vi sono esempi di uno scenario che presenta evidenti squilibri. Sul prezzo finale dell’uva da tavola la produzione incide per il 19,0 per cento, l’ingrosso per il 55,4 per cento, il dettaglio per il 25,6 per cento. Analogamente per le arance (28,3 per cento la produzione, 49,1 per cento l’ingrosso, 22,6 per cento il dettaglio), per le clementine (26,8 per cento la produzione, 37,0 per cento l’ingrosso, 36,2 per cento il dettaglio) e per i kiwi (33,8 per cento la produzione, 26,9 per cento l’ingrosso e 39,3 per cento il dettaglio). Per mele e pere, invece, la fase all’origine detiene la quota maggioritaria del valore finale. La ragione e’ da attribuire ad una maggiore aggregazione dell’offerta nella fase produttiva e la vicinanza con i mercati all’ingrosso. Dunque, nella corsa ai prezzi l’agricoltura non ha responsabilita’, anzi in molti casi, nelle campagne i listini sono ben al di sotto del tasso di inflazione. La Cia, quindi, sottolinea l’esigenza di rigorosi controlli da parte delle autorita’ competenti e ribadisce l’attualita’ della sua iniziativa sul doppio prezzo.
Con essa si vuole assicurare sia il produttore che il consumatore attraverso una corretta informazione sul prezzo dal campo alla tavola.(AGI)
Red/Ale

CALCESTRUZZI: CODACONS ANNUNCIA QUERELA, “FAREMO CLASS ACTION”

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen. – Il Codacons, l’associazione in difesa dei diritti dei consumatori, querelera’ la Calcestruzzi spa, rea, secondo le accuse, di aver costruito opere pubbliche in tutta Italia con cemento depotenziato e impoverito. Lo annuncia la stessa associazione, precisando che non e’ esclusa l’ipotesi di una class action con tutti i cittadini coinvolti. La redazione della querela sara’ affidata alla penalista Isabella Altana, dirigente dell’ufficio legale del Codacons siciliano, che ritiene di poter contestare alla Calcestruzzi spa i reati di violazione degli art. 355 del codice penale – inadempimento di contratti di pubbliche forniture – 356 del codice penale – frode nei contratti di pubbliche forniture – e 640bis – truffa aggravata. Il Codacons denuncera’, inoltre, quanti in concorso abbiano rilasciato pareri, nulla osta, autorizzazioni in violazione della legge, per abuso d’ufficio (art.323 del cod. penale). Il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi esprime il suo “plauso ai magistrati della DDA di Caltanissetta per l’opera svolta e la preoccupazione per i danni catastrofici che l’utilizzo di cemento depotenziato potrebbe arrecare a strutture pubbliche di estremo rilievo come la nuova metropolitana di Roma o lo svincolo sulla A20 Pa-Me: La situazione, cosi’ come viene prospettata in questa prima fase di accertamenti, e’ davvero grave. Se come si teme il cemento depotenziato rendera’ instabili le costruzioni, i danni materiali ed economici saranno ingenti. Ci costituiremo dunque parte civile in difesa dei cittadini e stiamo gia’ studiando la possibilita’ di avviare una class action per il risarcimento dei danni. Per limitare al massimo i danni – conclude Tanasi – chiediamo che le istituzioni tutte immediatamente si attivino per la creazione di una task force di controllo, per verificare la stabilita’ e l’affidabilita’ delle opere costruite con i materiali forniti dall’azienda incriminata”. (AGI)
Pgi

PREZZI: CARNEVALE,900% RINCARI DOLCI TIPICI,MEGLIO “FAI DA TE”

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen – Il prezzo delle frappe ha raggiunto nei negozi valori attorno ai 50 euro al chilo con un aumento del 900 per cento rispetto al costo degli ingredienti. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che mette in evidenza come sia possibile risparmiare fino a dieci volte ricorrendo ad un tradizionale e semplice fai da te casalingo. Nonostante il caro prezzi, gli italiani – sottolinea la Coldiretti – non rinunciano infatti ai dolci tipici del carnevale e si stima che spenderanno circa 120 milioni di euro per consumare oltre 20mila tonnellate tra frittelle, castagnole, frappe, chiacchiere ed altre specialita’ locali, soprattutto dal giovedi’ al martedi’ grasso. L’andamento di mercato rilevato dalle associazioni dei consumatori con prezzi quasi triplicati rispetto al 2001 non e’ giustificato dal costo delle materie prime come il grano, lo zucchero, il burro e le uova ed e’ quindi divenuto ancora piu’ conveniente il fai da te casalingo con la riscoperta delle ricette tipiche del territorio. Secondo i calcoli della Coldiretti con cinque euro e’ possibile acquistare tutti gli ingredienti necessari per le tradizionali frappe ed anche fare fronte ai consumi energetici per la cottura. Per preparare un chilo di frappe sono infatti necessari – precisa la Coldiretti – mezzo chilo di farina (0,50 euro), cento grammi di zucchero (0,20 Euro), cinquanta grammi di burro (0,50 Euro), tre uova intere (0,50 Euro) un bicchiere di vino bianco (0,50 Euro), un litro di olio di semi (2 Euro) e un pizzico di sale (0,01 Euro). Leggeri cambiamenti di spesa – rileva la Coldiretti – possono verificarsi per le diverse varianti dei dolci tipici di carnevale, che possono richiedere la presenza di miele, cannella o uvetta, senza tuttavia intaccare gli enormi margini di convenienza rispetto agli acquisti in negozio. Berlingozzi e cenci in Toscana, cicerchiata in Abruzzo, brugnolus e orillettas in Sardegna, galani in Veneto, sfrappole in Emilia Romagna, bugie in Liguria, chiacchiere in Basilicata, struffoli e sanguinaccio in Campania, crostoli in Friuli, frappe e castagnole nel Lazio, pignolata in bianco e nero in Sicilia e grostoi in Trentino, sono solo alcune – sottolinea la Coldiretti – delle specialita’ gastronomiche regionali che trovano posto sulle tavole degli italiani con il carnevale. Una festa – ricorda la Coldiretti – che prende le mosse dalla tradizione della campagna, dove segnava il passaggio tra la stagione invernale e quella primaverile e l’inizio della semina nei campi che doveva essere festeggiata con dovizia. Ecco perche’ sono proprio gli agriturismi che conservano spesso gelosamente le ricette del passato i luoghi dove si possono meglio gustare le specialita’ piu’ tradizionali della festa. I banchetti carnevaleschi – continua la Coldiretti – sono molto ricchi di portate perche’, una volta in questo periodo si usava consumare tutti i prodotti della terra, non conservabili, in vista del digiuno quaresimale.(AGI)
Red/Ale (Segue)

ASSICURAZIONI: AL VIA FORUM PERMANENTE ANIA-CONSUMATORI

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen. – Con la prima riunione del Consiglio generale e’ stato avviato oggi il Forum permanente Ania-Consumatori. L’organismo, spiega una nota, e’ una fondazione, promossa dall’Ania, che intende “facilitare e rendere ancor piu’ costruttivo e sistematico il dialogo tra le imprese di assicurazione e gli assicurati consumatori. Un luogo di confronto paritetico e di progettualita’ condivisa che si avvale della partecipazione di rappresentanti delle imprese di assicurazione, delle associazioni dei consumatori nonche’ di personalita’ indipendenti dal settore assicurativo”.
Tra gli obiettivi del Forum figurano “il monitoraggio del rapporto, delle attese e della soddisfazione dei consumatori nei confronti del servizio assicurativo, le iniziative di informazione ed educazione volte ad accrescere la cultura assicurativa, le azioni per incrementare la trasparenza nell’offerta dei prodotti e l’efficienza nella prestazione del servizio nei confronti degli assicurati, la definizione di procedure conciliative alternative al contenzioso giudiziario, la riflessione sul ruolo sociale dell’assicurazione nei nuovi assetti del welfare”.
Presidente del Forum e’ Fabio Cerchiai, numero uno dell’Ania. Vicepresidenti sono Giuseppe De Rita e Francesco Avallone. Le associazioni dei consumatori rappresentate nel Forum sono: Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Codacons, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori. (AGI)
Mau

PREZZI: CODACONS, ECCO COME TAGLIARE I PREZZI DEL 20%

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen – L’indagine diffusa oggi dalla Cia – in base alla quale tre famiglie su cinque hanno cambiato le abitudini alimentari a causa dei forti rincari che si sono registrati nei prezzi al consumo, anche di prodotti di prima necessita’ come il pane, la pasta e il latte – desta preoccupazione e conferma quanto il Codacons denuncia da oltre un anno. “I rincari nel settore alimentare hanno un peso fortissimo sulle famiglie, specie quelle a reddito medio-basso, e determinano cambiamenti anche radicali nelle abitudini degli italiani – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – E’ una situazione inaccettabile, contro la quale e’ necessario intervenire prima di tutto tagliando i prezzi, specie dei generi di prima necessita’, per consentire una ripresa dei consumi”. Il Codacons propone quindi la sua ricetta per ottenere una riduzione veloce e fino al 20% dei prezzi al dettaglio: – individuare il “prezzo anomalo”, ossia il ricarico massimo tra un passaggio della filiera e l’altro, oltre il quale gli intermediari incorrono in un vero e proprio reato; – obbligo di esposizione da parte dei commercianti del doppio cartellino con il prezzo pagato all’ingrosso e il prezzo finale al consumatore; – incentivare la vendita diretta produttore-consumatore nel settore dell’ortofrutta, istituendo mercati comunali settimanali; – tagliare la filiera distributiva che determina ricarichi enormi sul prezzo finale del prodotti.(AGI)
Red/Ale

PREZZI: CODACONS, ECCO COME TAGLIARLI DEL 20%

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen – L’indagine diffusa oggi dalla Cia – in base alla quale tre famiglie su cinque hanno cambiato le abitudini alimentari a causa dei forti rincari che si sono registrati nei prezzi al consumo, anche di prodotti di prima necessita’ come il pane, la pasta e il latte – desta preoccupazione e conferma quanto il Codacons denuncia da oltre un anno. “I rincari nel settore alimentare hanno un peso fortissimo sulle famiglie, specie quelle a reddito medio-basso, e determinano cambiamenti anche radicali nelle abitudini degli italiani – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – E’ una situazione inaccettabile, contro la quale e’ necessario intervenire prima di tutto tagliando i prezzi, specie dei generi di prima necessita’, per consentire una ripresa dei consumi”. Il Codacons propone quindi la sua ricetta per ottenere una riduzione veloce e fino al 20% dei prezzi al dettaglio: – individuare il “prezzo anomalo”, ossia il ricarico massimo tra un passaggio della filiera e l’altro, oltre il quale gli intermediari incorrono in un vero e proprio reato; – obbligo di esposizione da parte dei commercianti del doppio cartellino con il prezzo pagato all’ingrosso e il prezzo finale al consumatore; – incentivare la vendita diretta produttore-consumatore nel settore dell’ortofrutta, istituendo mercati comunali settimanali; – tagliare la filiera distributiva che determina ricarichi enormi sul prezzo finale del prodotti.(AGI)
Red/Ale

PREZZI: CIA, 3 FAMIGLIE SU 5 RIDUCONO CONSUMI O CAMBIANO MENU’

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen – Al contrario, il consumatore esprime una domanda piu’ dinamica nei confronti di quei prodotti che, oltre a soddisfare il bisogno alimentare, presentano delle componenti aggiuntive che determinano la preferenza da parte dell’acquirente. Ci si riferisce, in particolare, ai prodotti ad alto valore salutistico, a quelli con elevato contenuto di servizio. Con riferimento ai prodotti tipici la situazione degli acquisti non e’ molto incoraggiante, poiche’, in primo luogo, i prodotti tipici sono caratterizzati da rincari che vedono il consumatore poco propenso, a parte pochissime eccezioni, a pagare un sovrapprezzo per un prodotto con marchio Dop o Igp. Con riferimento ai prodotti tipici e’, infatti, sempre piu’ evidente il divario tra la domanda ed un’offerta che stenta a percepire i cambiamenti in atto. Non meno incisivo sui comportamenti del consumatore e’ la maggiore attenzione alla natura ed all’ambiente, che rende piu’ diffusa la domanda di prodotti biologici e, piu’ in generale, di quelli sinonimo di naturalita’/salubrita’. La spesa alimentare risulta cosi’ ripartita: 23,4 per cento carne, salumi e uova; 18,2 per cento latte e derivati; 16,8 per cento ortofrutta; 14,8 per cento derivati dei cereali; 8,9 per cento i prodotti ittici; 5,7 per cento le bevande analcoliche; 5,5 per cento le bevande alcoliche; 3,9 per cento olio e grassi; 2,8 per cento zucchero, sale, caffe’, the. La percentuale di coloro che hanno ridotto le spese per l’alimentazione si trova principalmente nelle fasce di eta’ superiori ai 55 anni (con picchi elevati soprattutto negli over settanta) e in quelle con redditi bassi. La cautela dei consumatori ha interessato un po’ tutte le tipologie distributive. Le famiglie italiane, comunque, hanno preferito acquistare nei supermercati, negli ipermercati e nei discount, anche se si registra una leggera crescita negli acquisti presso i mercati rionali. Oltre ai problemi economici e ai rincari che hanno caratterizzato molti prodotti alimentari, uno dei fattori che ha condizionato la spesa alimentare degli italiani -rileva la Cia- e’ la sicurezza e la genuinita’ dei cibi. Tale aspetto incide in maniera preponderante sulla classe di reddito tra i 1400 e i 2000 euro al mese.
Cosi’ i consumi alimentari nel 2007 (var. % su 2006): Pane -7,5% Pasta -4,6% Vino -8,4% Verdure -3,5% Frutta -2,8% Olio extravergine +1,5% Uova +5,3% Pollo +6,2% Ortaggi IV Gamma +4,2% Carni bovine -3,8% Carni suine -4,7% Latte -2,3% Formaggi -0,6% Yogurt +4,2% Burro -3,2% Olio di semi -5,9% . (AGI)
Ale

CONSUMATORI: CAMERA COMMERCIO TORINO, ESCE “GUIDA AI DIRITTI”

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Torino, 31 gen – Nasce, su iniziativa della Camera di Commercio di Torino, la “Guida ai diritti”, una nuova collana editoriale dedicata esclusivamente ai diritti e ai doveri che consumatori ed imprese hanno nel rapporto commerciale.
Il primo volume della collana e’ dedicato all’acquisto di giochi sicuri. Il testo “Compri un giocattolo? Vai sul sicuro” contiene indicazioni utili sull’acquisto di giochi, illustrando le modalita’ di lettura delle diverse etichette e dei simboli riportati sulle confezioni.
“L’idea – ha spiegato, oggi, nel corso di una conferenza stampa il presidente della Camera di Commercio di Torino Alessandro Barberis illustrando l’iniziativa – nasce per dare risposte e consigli ai numerosi consumatori che quotidianamente contattano la Camera di Commercio in materia di regolazione del mercato ed anche per fornire le prime indicazioni normative alle piccole imprese, che faticano a districarsi nel complesso panorama legislativo europeo e italiano a tutela dei consumatori”.
Il secondo volume “Problemi con la banca? Vai sul sicuro” riguarda, invece, i rapporti tra cliente ed istituti di credito, spiegando, in particolare, i diversi organismi che offrono una soluzione al contenzioso alternativa alla giustizia ordinaria. Il volume e’ stato aggiornato secondo la recente normativa introdotta in Italia nell’ottobre 2007, che istituisce la Camera di Conciliazione ed arbitrato presso la Consob.
La collana proseguira’ con la pubblicazione in settembre dei tre volumi dedicati alla sicurezza alimentare e all’ambiente: “Mangiare fuori? Vai sul sicuro”; Riciclaggio e riutilizzo degli imballaggi alimentari? vai sul sicuro” e “Il risparmio energetico”.
Per i primi mesi del 2009 si prevede, invece, la pubblicazione dei volumi “La contraffazione: fenomeno pericoloso. Aspetti commerciali e giuridici”; “Le pratiche commerciali sleali” e “Le clausole vessatorie nei contratti di mutuo”.(AGI)
Chc

PREZZI: CIA,DAL CAMPO ALLA TAVOLA E’ UN VERO “BOOM” DI AUMENTI

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen – Sul prezzo finale di un prodotto ortofrutticolo l’agricoltura incide poco meno di un terzo, il resto e’ da addebitare agli altri passaggi della filiera. Passaggi che gonfiano in maniera abnorme i prezzi. Dal campo alla tavola possono verificarsi aumenti anche di venti volte. E’ quanto sostenuto dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nella conferenza stampa di inizio anno. Siamo in presenza -ha rilevato- di una filiera troppo lunga e complessa che genera distorsioni e, spesso, rincari ingiustificati e artificiosi. Un trend che nel 2007 si e’ confermato in maniera tangibile, visti gli incrementi notevoli che hanno contraddistinto tutto l’intero settore ortofrutticolo. Da un’analisi condotta dalla Cia si riscontra in modo palese che l’agricoltura non alimenta la corsa dei prezzi. Per gli orticoli, infatti, nella distribuzione del valore tra le tre principali fasi di scambio (origine, ingrosso e dettaglio) si riscontra, in media, la seguente suddivisione: 28 per cento all’origine, 35,6 per cento all’ingrosso e 36,4 per cento al dettaglio. In questo particolare campo si hanno esempi emblematici su come nei passaggi di filiera il prezzo assuma la sua consistenza a danno dei consumatori. Per la lattuga la fase produttiva incide per il 24,8 per cento, l’ingrosso per il 29,7 per cento, il dettaglio per il 45,5 per cento. Per le carote il divario e’ ancora piu’ marcato: 13 per cento il produttore, 42,0 per cento il grossista, 45,0 per cento il dettagliante. Stesso discorso per i finocchi e il radicchio, dove i passaggi dalla produzione, in poi incidono per l’80 per cento sul prezzo finale. Non si discosta di molto la situazione sul fronte della frutta. In questo caso l’incidenza sul prezzo finale e’ cosi’ ripartita: 31,6 per cento l’origine, 40,1 per cento l’ingrosso e 28,3 per cento il dettaglio. Ma anche nel comparto frutticolo vi sono esempi di uno scenario che presenta evidenti squilibri. Sul prezzo finale dell’uva da tavola la produzione incide per il 19,0 per cento, l’ingrosso per il 55,4 per cento, il dettaglio per il 25,6 per cento. Analogamente per le arance (28,3 per cento la produzione, 49,1 per cento l’ingrosso, 22,6 per cento il dettaglio), per le clementine (26,8 per cento la produzione, 37,0 per cento l’ingrosso, 36,2 per cento il dettaglio) e per i kiwi (33,8 per cento la produzione, 26,9 per cento l’ingrosso e 39,3 per cento il dettaglio). Per mele e pere, invece, la fase all’origine detiene la quota maggioritaria del valore finale. La ragione e’ da attribuire ad una maggiore aggregazione dell’offerta nella fase produttiva e la vicinanza con i mercati all’ingrosso. Dunque, nella corsa ai prezzi l’agricoltura non ha responsabilita’, anzi in molti casi, nelle campagne i listini sono ben al di sotto del tasso di inflazione. La Cia, quindi, sottolinea l’esigenza di rigorosi controlli da parte delle autorita’ competenti e ribadisce l’attualita’ della sua iniziativa sul doppio prezzo.
Con essa si vuole assicurare sia il produttore che il consumatore attraverso una corretta informazione sul prezzo dal campo alla tavola.(AGI)
Red/Ale

ETICHETTE ALIMENTI:CODICI,UE NON HA ASCOLTATO RICHIESTE ITALIA

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen – “La direttiva comunitaria in materia di origine dei prodotti agricoli, approvata ieri, non corrisponde alle esigenze degli agricoltori. In pratica, nessuna indicazione verra’ menzionata sull’effettiva origine dei prodotti, se non il generico marchio UE, in barba a quanto richiesto dall’Italia e dai suo legittimi rappresentanti. Questo sistema di etichettatura nuoce soprattutto all’economia italiana, – argomenta Valentina Coppola, responsabile settore agroalimentare CODICI.-, i nostri prodotti agricoli sono identificati con l’eccellenza qualitativa, anche in virtu’ delle scelte coraggiose messe in atto dai nostri agricoltori, come quella di evitare la presenza di ogm nel biologico anche nelle quantita’ che invece sono state ammesse proprio dall’UE. E’ giusto che il consumatore possa conoscere e scegliere la provenienza dei prodotti che compra. La provenienza, cioe’, non puo’ essere esclusa dalle indicazioni in etichetta in nome di un’alleggerimento delle stesse’ ‘Le indicazioni e le richieste dei consumatori sono state totalmente soprassedute, – commenta Ivano Giacomelli, segretario nazionale del CODICI-, e questo e’ un atto veramente poco ossequioso nei confronti della nostra nazione e dei suoi rappresentanti; per questo chiediamo ai nostri rappresentanti di difendere con le unghie, in sede di discussione parlamentare della direttiva, la tracciabilita’ dei prodotti italiani, cosi’ come e’ avvenuto per l’olio d’oliva’.(AGI)
Red/Ale

PREZZI: CARNEVALE, 900% RINCARI FRAPPE ETC, MEGLIO’FAI DA TE’

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen – Il prezzo delle frappe ha raggiunto nei negozi valori attorno ai 50 euro al chilo con un aumento del 900 per cento rispetto al costo degli ingredienti. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che mette in evidenza come sia possibile risparmiare fino a dieci volte ricorrendo ad un tradizionale e semplice fai da te casalingo. Nonostante il caro prezzi, gli italiani – sottolinea la Coldiretti – non rinunciano infatti ai dolci tipici del carnevale e si stima che spenderanno circa 120 milioni di euro per consumare oltre 20mila tonnellate tra frittelle, castagnole, frappe, chiacchiere ed altre specialita’ locali, soprattutto dal giovedi’ al martedi’ grasso. L’andamento di mercato rilevato dalle associazioni dei consumatori con prezzi quasi triplicati rispetto al 2001 non e’ giustificato dal costo delle materie prime come il grano, lo zucchero, il burro e le uova ed e’ quindi divenuto ancora piu’ conveniente il fai da te casalingo con la riscoperta delle ricette tipiche del territorio. Secondo i calcoli della Coldiretti con cinque euro e’ possibile acquistare tutti gli ingredienti necessari per le tradizionali frappe ed anche fare fronte ai consumi energetici per la cottura. Per preparare un chilo di frappe sono infatti necessari – precisa la Coldiretti – mezzo chilo di farina (0,50 euro), cento grammi di zucchero (0,20 Euro), cinquanta grammi di burro (0,50 Euro), tre uova intere (0,50 Euro) un bicchiere di vino bianco (0,50 Euro), un litro di olio di semi (2 Euro) e un pizzico di sale (0,01 Euro). Leggeri cambiamenti di spesa – rileva la Coldiretti – possono verificarsi per le diverse varianti dei dolci tipici di carnevale, che possono richiedere la presenza di miele, cannella o uvetta, senza tuttavia intaccare gli enormi margini di convenienza rispetto agli acquisti in negozio. Berlingozzi e cenci in Toscana, cicerchiata in Abruzzo, brugnolus e orillettas in Sardegna, galani in Veneto, sfrappole in Emilia Romagna, bugie in Liguria, chiacchiere in Basilicata, struffoli e sanguinaccio in Campania, crostoli in Friuli, frappe e castagnole nel Lazio, pignolata in bianco e nero in Sicilia e grostoi in Trentino, sono solo alcune – sottolinea la Coldiretti – delle specialita’ gastronomiche regionali che trovano posto sulle tavole degli italiani con il carnevale. Una festa – ricorda la Coldiretti – che prende le mosse dalla tradizione della campagna, dove segnava il passaggio tra la stagione invernale e quella primaverile e l’inizio della semina nei campi che doveva essere festeggiata con dovizia. Ecco perche’ sono proprio gli agriturismi che conservano spesso gelosamente le ricette del passato i luoghi dove si possono meglio gustare le specialita’ piu’ tradizionali della festa. I banchetti carnevaleschi – continua la Coldiretti – sono molto ricchi di portate perche’, una volta in questo periodo si usava consumare tutti i prodotti della terra, non conservabili, in vista del digiuno quaresimale.(AGI)
Red/Ale (Segue)

PREZZI: CARNEVALE, 900% RINCARI FRAPPE ETC, MEGLIO FAI DA TE

giovedì, gennaio 31st, 2008

(AGI) – Roma, 31 gen – Il prezzo delle frappe ha raggiunto nei negozi valori attorno ai 50 euro al chilo con un aumento del 900 per cento rispetto al costo degli ingredienti. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che mette in evidenza come sia possibile risparmiare fino a dieci volte ricorrendo ad un tradizionale e semplice fai da te casalingo. Nonostante il caro prezzi, gli italiani – sottolinea la Coldiretti – non rinunciano infatti ai dolci tipici del carnevale e si stima che spenderanno circa 120 milioni di euro per consumare oltre 20mila tonnellate tra frittelle, castagnole, frappe, chiacchiere ed altre specialita’ locali, soprattutto dal giovedi’ al martedi’ grasso. L’andamento di mercato rilevato dalle associazioni dei consumatori con prezzi quasi triplicati rispetto al 2001 non e’ giustificato dal costo delle materie prime come il grano, lo zucchero, il burro e le uova ed e’ quindi divenuto ancora piu’ conveniente il fai da te casalingo con la riscoperta delle ricette tipiche del territorio. Secondo i calcoli della Coldiretti con cinque euro e’ possibile acquistare tutti gli ingredienti necessari per le tradizionali frappe ed anche fare fronte ai consumi energetici per la cottura. Per preparare un chilo di frappe sono infatti necessari – precisa la Coldiretti – mezzo chilo di farina (0,50 euro), cento grammi di zucchero (0,20 Euro), cinquanta grammi di burro (0,50 Euro), tre uova intere (0,50 Euro) un bicchiere di vino bianco (0,50 Euro), un litro di olio di semi (2 Euro) e un pizzico di sale (0,01 Euro). Leggeri cambiamenti di spesa – rileva la Coldiretti – possono verificarsi per le diverse varianti dei dolci tipici di carnevale, che possono richiedere la presenza di miele, cannella o uvetta, senza tuttavia intaccare gli enormi margini di convenienza rispetto agli acquisti in negozio. Berlingozzi e cenci in Toscana, cicerchiata in Abruzzo, brugnolus e orillettas in Sardegna, galani in Veneto, sfrappole in Emilia Romagna, bugie in Liguria, chiacchiere in Basilicata, struffoli e sanguinaccio in Campania, crostoli in Friuli, frappe e castagnole nel Lazio, pignolata in bianco e nero in Sicilia e grostoi in Trentino, sono solo alcune – sottolinea la Coldiretti – delle specialita’ gastronomiche regionali che trovano posto sulle tavole degli italiani con il carnevale. Una festa – ricorda la Coldiretti – che prende le mosse dalla tradizione della campagna, dove segnava il passaggio tra la stagione invernale e quella primaverile e l’inizio della semina nei campi che doveva essere festeggiata con dovizia. Ecco perche’ sono proprio gli agriturismi che conservano spesso gelosamente le ricette del passato i luoghi dove si possono meglio gustare le specialita’ piu’ tradizionali della festa. I banchetti carnevaleschi – continua la Coldiretti – sono molto ricchi di portate perche’, una volta in questo periodo si usava consumare tutti i prodotti della terra, non conservabili, in vista del digiuno quaresimale.(AGI)
Red/Ale (Segue)