(AGI) – Roma, 30 giu. – Con il primo luglio 2009 entra in vigore l’abolizione degli standard minimi di qualita’ per la frutta e verdura con il rischio della vendita di prodotti di scarto a prezzi elevati, secondo quanto previsto dal Regolamento comunitario n.1221/2008. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che e’ allarme per l’invasione di prodotto dall’estero con le importazioni di frutta dall’estero che sono cresciute del 22 per cento nel primo trimestre dell’anno secondo le elaborazioni su dati Istat.
Sono stati aboliti dalla Commissione gli standard di vendita in Europa di 26 prodotti ortofrutticoli sui 36 esistenti. Vengono in pratica soppresse – sottolinea la Coldiretti – le regole sulla dimensione, il peso e la qualita’ di origine di alimenti come carciofi, melanzane, cavolfiori, cipolle, asparagi, piselli, ma anche nocciole in guscio, albicocche, meloni, prugne e cocomeri che vengono assoggettati ad una generica definizione di merce sana, leale e mercantile, mentre nulla cambia per dieci prodotti ortofrutticoli ritenuti rappresentativi per il mercato. (mele, agrumi, pere, kiwi, insalate in genere, pesche e nettarine, fragole, peperoni, uva da tavola e pomodori).
Il venir meno dell’ obbligo di garantire l’omogeneita’ del prodotto offerto in vendita rischia di favorire – continua la Coldiretti – la vendita di scarti a piu’ alto prezzo e impedisce di fare scelte di acquisto trasparenti attraverso il confronto di frutta e verdura con le stesse caratteristiche. Attenzione anche – precisa la Coldiretti – alle confezioni che mettono in evidenza la frutta e verdura migliori per nascondere quelle di scarto. Il sistema comunitario fino ad ora in vigore disciplinava la classificazione dell’ortofrutta in categorie e calibri per garantire l’omogeneita’ dei prodotti presenti in un imballaggio, con le relative tolleranze, l’obbligo o la facolta’ di riportare in etichetta la varieta’ o la tipologia. Il fatto – sostiene la Coldiretti – che alcuni dettagli siano eccessivi e quindi da semplificare nulla toglie alla necessita’ di avere un linguaggio commerciale univoco che consenta di identificare il prodotto senza inganni. Il rischio concreto e’ quello di una concorrenza sleale da parte dei nuovi paesi dell’est a danno dei consumatori e delle imprese agricole nazionali e delle loro cooperative impegnate a garantire standard qualitativi da primato nella Unione Europea. L’Italia e’ il principale produttore ortofrutticolo dell’UE con circa 24 milioni di tonnellate di frutta, ortaggi ed agrumi freschi, per un fatturato, con l’indotto, di 22,8 miliardi di euro. (AGI) (AGI) – Roma, 30 giu.
Bru (Segue)